Ci sono persone che pur possedendo tutto (o quasi) quello che desiderano dal punto di vista materiale, avvertono un vuoto interiore. Persone che trascorrono la vita lavorando per guadagnare denaro da spendere nei bisogni primari e se va bene per potersi concedere dei piaceri extra, e, senza rendersene conto, reprimono il loro lato oscuro.
No, non mi dilungo ora nel fare degli esempi. Mi preme, invece, parlare del lato oscuro, che dimora in ognuno di noi. E’ quel lato che tendiamo a reprimere, e che un giorno o l’altro può prendere il sopravvento sulla nostra mente e sul nostro cuore, rendendoci pieni di angoscia e di avversione. Per raggiungere l’illuminazione, il consiglio dominante è quello di rimanere ottimisti e di guardare al lato positivo delle cose, ma è necessario anche non trascurare quella parte di noi, del nostro io interiore, che può offuscare la luce. Alla base ci possono essere pregiudizi e paure. Ed anche quei sette vizi capitali che Aristotele chiamò abiti del male e che da Kant in poi sono diventati manifestazione della psicopatologia umana, e quindi malattie dello spirito.
Riprendo da Wikipedia:
- Superbia (sfoggio della propria superiorità rispetto agli altri).
- Avarizia (mancanza di generosità, colui che è taccagno, ma in origine indicava la tendenza all’accumulo eccessivo ed ingiustificato, la tesaurizzazione).
- Lussuria (dedizione al piacere e al sesso).
- Invidia (desiderio malsano verso chi possiede qualità, beni o situazioni migliori delle proprie).
- Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola).
- Ira (il lasciarsi facilmente andare alla collera).
- Accidia (la pigrizia, l’ozio, la poca voglia di fare, l’apatia, il disinteresse verso gli altri, verso se stessi, e verso la vita).
Un modo per uscire dal buio dell’anima è la liberazione o moksha, come viene chiamata nell’Induismo. La realizzazione dell’io interiore può essere raggiunta attraverso la meditazione e lo Yoga.
Le forme principali dello Yoga sono quattro.
Il Karma Yoga spiega come si dovrebbe svolgere il proprio dovere con abnegazione, senza pensare alla ricompensa. La seconda forma è Bhakti Yoga, l’unione con Dio attraverso un intenso amore e profonda devozione, ed è considerata la forma più semplice da mettere in pratica, visto che non richiede spiccate capacità intellettive o abilità particolari. Jnana Yoga (conoscenza) spiega che ci sono quattro modi principali per la realizzazione del Sé: Viveka (discriminazione fra fra ciò che è reale/eterno ed irreale/temporaneo), Vairagya (distacco dai piaceri del mondo), Shad-sampat (le Sei Virtù: il controllo della mente e dei pensieri, il controllo degli organi di senso, la rinuncia alle attività che non siano doveri, fermezza interiore di fronte alle avversità, alle diversità e alle coppie di opposti, fede, concentrazione perfetta) e Mumukshtva (intenso desiderio di liberazione dai vincoli di tempo e spazio). L’ultima forma è Raja Yoga che utilizza la meditazione per ottenere la concentrazione: quando i raggi dispersi della mente vengono riuniti, sviluppano una grande potenza che permette di avere accesso al tesoro della conoscenza più profonda.
Il buio interiore è temporaneo. E’ solo la nostra paura del buio e dei nostri aspetti che giudichiamo negativi ad impedire alla luce di splendere. La vita ha i suoi alti ed i suoi bassi, e può essere facile perdere la fiducia durante le piccole battaglie quotidiane, nelle relazioni, in famiglia, nel lavoro. Rabbia, odio, avversione, accidia, lussuria, sono alcune delle forme dell’oscurità. Quando scopriamo il nostro vero Sé, riconoscendo e accettando gli aspetti di noi che ci piacciono di meno, l’oscurità svanisce. Come quando si accende la luce in una stanza buia.
Un approccio ottimista non solo può rendere la vita degna di essere vissuta, ma può generare vibrazioni positive nelle persone intorno a noi. Intendiamoci, essere positivi non significa sopprimere i nostri pensieri negativi. Ora un esempio ci vuole. Mettiamo una persona che ha un approccio positivo verso la vita, e che ancora nutre del rancore per il partner o per un genitore. Questo significa che per essere positiva, questa persona in qualche modo reprime la sua rabbia e il suo fastidio. E così, invece di abbracciare il suo lato oscuro, lo evita o lo trascura. Riesci ad immaginare gli effetti di questa situazione? Io sì, per antica esperienza diretta :-)
In conclusione, una sintesi: per condurre una vita felice è molto importante che l’atteggiamento positivo comprenda l’accettazione del nostro lato oscuro e dei nostri aspetti negativi. Solo così possiamo essere autentici e in armonia con noi stessi e con gli altri.

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