Da tempo, ormai, non guardo la televisione, tranne sporadiche eccezioni. Ho deciso di trascurare le “cattive notizie” cui danno risalto, in vario modo, i tiggì e le pagine dei quotidiani. Il motivo? Scelgo di vedere solo il buono che c’è , pur non ignorando quello che ogni giorno accade nel mondo. Il fatto di saperlo nei dettagli che propina la cronaca non mi aiuta a vivere bene, e poi credo che siano in parte delle enfatizzazioni (volute o no, è un altro discorso che qui tralascio) che poco o nulla giovano a risolvere lo stato delle cose. La mia idea è che dare attenzione ed energia alle “cattive notizie” altro non produce che paura ed emozioni “tossiche”, in una sorta di spirale che alimenta altra sofferenza (interiore ed esteriore).
Tranne sporadiche eccezioni, dicevo. Eccone una, che mi ha dato lo spunto per questo articolo: secondo il 42esimo Rapporto del Censis, gli italiani nel fine settimana si trasformano. “Fra alcol, cocaina e corse in auto la normalità diventa la trasgressione” sottotitola il Corriere. L’unico dato positivo, stando ai numeri, è che diminuscono i fumatori.
A caldo, la notizia mi ha suscitato una considerazione, dopo essermi chiesta quali siano i motivi di questi comportamenti. Domanda a cui non potrei rispondere, se non generalizzando.
La considerazione (e la buona notizia) invece è questa e voglio ricordarla a me stessa e a te che leggi questo articolo: nel nostro meraviglioso cervello esistono già le sostanze necessarie per essere felici. Sono i neutrasmettitori che rispondono a nomi come Serotonina (stabilizza l’umore e regola il sonno), Dopamina (entra in gioco quando proviamo o anticipiamo un’esperienza piacevole), Ossitocina (definito l’ormone dell’amore, perché entra in azione durante il parto e l’attività sessuale e favorisce i rapporti di fiducia fra le persone). E poi, le Endorfine, che generano un senso di piacere e riducono la sensibilità al dolore, la cui produzione può essere stimolata dalla luce solare, dalla meditazione e dal ridere.
Troppo semplice, messa così? Secondo me, no. Anzi, una ragione di più per ascoltarsi, e coltivare atteggiamenti e pensieri “positivi”, nonostante tutto quello che non va là fuori.
E tu cosa ne pensi?
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