Ancora in tema di “buone notizie” oggi voglio segnalare un’iniziativa dell’Azienda sanitaria locale di Lucca,  presentata nei giorni scorsi.

Si tratta di una forma di auto-aiuto nell’ambito del e della salute mentale, che verrà attuata in un gruppo formato da cittadini e utenti del Centro di salute mentale della Asl e aperto a tutti gli interessati, operatori e volontari compresi. All’interno della micro-comunità, applicando alcuni principi che hanno ispirato il Metodo alla salute dello psichiatra foggiano Mariano Lo Iacono. Alla base del progetto c’è l’idea che, all’interno di una comunità coesa, il disagio del singolo significa una rottura nell’armonia dello stesso gruppo. E le risorse per risolvere il malessere, guarda caso, dimorano al suo interno. 

I Cantieri della Salute, questo il nome del progetto che rientra nell’ambito della socioterapia e per ora in fase sperimentale, una volta a pieno regime potrebbe portare la frazione lucchese di San Pietro a Vico a sperimentare una nuova idea di benessere e di stare in comunità. In pratica, il gruppo di auto-aiuto, formato da privati cittadini e utenti in carico al servizio sanitario, attraverso laboratori e attività comuni farebbe esperienza di integrazione delle conoscenze e abilità per arrivare a creare insieme le modalità per superare sintomi tipici di malattie psicologiche e difficoltà personali. 

Il , secondo Mariano Lo Iacono, si divide in due categorie: la sofferenza senza sintomi, che consente all’individuo di essere attivo nella società e la sofferenza che dà luogo a sintomi e malattia. Entrambe sono la spia di qualcosa che non va nell’intera comunità. Se il disagio di un individuo è problema del gruppo, ecco che allora tutto il gruppo deve, da una nuova prospettiva, aiutare l’individuo a stare meglio risolvendo il motivo di disagio.

Nelle piccole comunità del passato, come tribù e villaggi rurali, come sostiene lo psicologo Asl Carmine Parrella, l’individuo era in grado di stabilire legami più profondi. Alcune teorie antropologiche ci dicono che all’interno di un gruppo, un essere umano può gestire in maniera efficace al massimo una quarantina di legami interpersonali. Da qui ad affermare che il male di vivere dei nostri giorni potrebbe nascere dal gran numero di legami ma poco profondi, il passo è breve. Per maturare e progredire nella crescita personale sembra che il modo di dire “pochi ma buoni” abbia una sua ragion d’essere. Il pensiero corre sùbito al proliferare dei social network e delle amicizie virtuali che nascono online, ma di questo magari parliamo un’altra volta.

L’augurio è che iniziative come questa di Lucca vengano riprese in ogni città. Poi, ognuno rimane libero di coltivare tutti i rapporti interpersonali che desidera. Per quanto mi riguarda, piccola digressione autobiografica, preferisco stare insieme a persone in risonanza di cuore e di mente e i grandi numeri non li ho mai amati :-)

Per informazioni sul progetto lucchese, è possibile contattare lo psicologo Carmine Parrella e l’infermiera professionale Maria Grazia Dilani, tel. 0583.449600/1 – email c.parrella@usl2.toscana.it

foto: stock.xchng


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