I cani sanno leggere e scrivere in versi

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Avere un cane in casa è un’esperienza, oltre che affettiva, dai molteplici risvolti pratici. Tommy J. è arrivato otto anni fa, qualche mese dopo la scomparsa del suo quasi ventenne omonimo S.

Oggi la situazione domestica è molto diversa da allora, e il menage con Tommy J. è nello stesso tempo impegnativo e molto gioioso. Ad onta dei suoi anni, è un cucciolone che va d’accordo con (quasi) tutti i suoi simili e per certi versi ha un temperamento direi felino. Vivi e lascia vivere, mi pare essere il suo motto preferito, ed io lo assecondo di buon grado.

Ogni promessa è debito, e dopo l’Ode al gatto ecco un post dedicato a Tommy J. ed a tutti i cani del mondo. Ho trovato questa poesia di Billy Collins. Versi che raccontano il rapporto cane-padrone dal punto di vista del primo, e che offrono anche degli spunti di riflessione su certi comportamenti che adottiamo con i nostri beneamati amici a quattro zampe e sulle motivazioni che ci fanno decidere di prendere in casa un cane.

Ne riporto la traduzione di Piero Vereni, ripresa dal suo interessantissimo blog. I commenti al post sono altrettanto interessanti, e suggerisco di darvi un’occhiata :-)

Il Fantasma

Io sono il cane che hai fatto addormentare,
(come preferisci definire l’ago dell’oblio),
tornato a dirti solamente questo:
Non mi sei mai piaciuto: neanche un poco.
Quando ti leccavo la faccia,
mi veniva voglia di morderti il naso.
Quando ti guardavo mentre ti asciugavi con l’accappatoio,
Avrei volentieri fatto un balzo per evirarti con un morso.
Mi irritava il tuo modo di muoverti,
la tua mancanza di grazia animale,
il modo in cui ti mettevi su una sedia per mangiare,
il tovagliolo in grembo, un coltello in mano.
Avrei voluto andarmene,
ma ero troppo debole, un trucco che mi hai insegnato
quando stavo imparando a stare a cuccia e camminare al piede,
e – il peggiore degli insulti – dare la zampetta come fosse una mano.
Ammetto che la vista del guinzaglio
mi eccitava
ma solo perché voleva dire che di lì a poco
avrei annusato cose che tu non hai mai toccato.
Non ci vuoi credere,
ma non ho ragione di mentire.
Odiavo la macchina, i giochini di gomma,
mi stavano antipatici i tuoi amici e, peggio, i tuoi parenti.
Il tintinnio delle mie targhette mi dava ai nervi.
Mi hai sempre grattato nel posto sbagliato.
Tutto quel che volevo da te
era cibo e acqua fresca nelle mie ciotole di metallo.
Mentre dormivi, ti guardavo respirare
quando la luna saliva nel cielo.
Ci voleva tutta la mia forza
per non sollevare la testa e ululare.
Ora sono libero dal collare,
dall’impermeabile giallo, dal maglioncino con le iniziali,
dall’assurdità del tuo prato,
e questo è tutto quel che devi sapere di questo posto
tranne quel che già ti immagini
e sei felice non sia successo prima:
che qui tutti sanno leggere e scrivere,
i cani in versi, i gatti e tutti gli altri in prosa.