Non sarete bravi medici se, oltre a curare il fisico dei vostri pazienti, non vi prenderete cura anche del loro Spirito…
Queste parole di Ippocrate, considerato il padre della medicina moderna e autore del Giuramento che medici ed odontoiatri prestano prima di iniziare la professione, mi risuonavano in testa da qualche giorno. Ed ecco che sul numero di maggio della rivista Totem, diretta da Giorgio Medail, oggi me le ritrovo a corredo di un articolo che porta la firma di Riccardo Annibali, medico chirurgo e fondatore, fra l’altro, del Gruppo Pazienti Eccezionali, “una forma di terapia individuale e di gruppo che utilizza i sogni dei pazienti, la visualizzazione, le tecniche di rilassamento, la meditazione e la musicoterapia, per consapevolizzare il paziente delle sue potenzialità di guarigione”.
La simpatia è immediata. E la curiosità di conoscerlo meglio, altrettanto immediata. Un medico “occidentale” che dal 1989 si occupa dell’applicazione del metodo olistico alle discipline medicochirurgiche. Tutto cominciò, come leggo nell’articolo, durante il suo lavoro in ospedale, ai primi anni Novanta, col suo sentirsi “stanco” di rivolgersi ai pazienti con espressioni del tipo “quello del letto 164 nello stanzone 5″. La lettura di due libri (Le illusioni della Medicina e, in particolare, Amore, Medicina e Miracoli di Bernie Siegel) ricevuti in regalo da una paziente, segnano la svolta per un “cambiamento radicale” della professione medica.
Ora non intendo raccontare per filo e per segno la storia del dottor Annibali (in questa pagina del sito dell’Ispa, se ti interessa approfondire, trovi alcune sue note biografiche). Da un anno a questa parte, per ragioni familiari, ho avuto molto a che fare con i medici e con gli ospedali, ed ho potuto constatare quali sono i comportamenti imperanti, quale è l’approccio davanti a persone sofferenti che spesso hanno più bisogno di ascolto ed attenzione anziché di farmaci somministrati ad ore fisse come da cartella clinica.
Ho voluto condividere con te questa mia nuova conoscenza, con l’auspicio che un numero sempre maggiore di medici arrivi ad affermare, come il dottor Annibali, di aver instaurato “quel clima di genuina umanità che consente al cuore di aprirsi: in queste condizioni la guarigione del corpo è più facile ma, soprattutto, la guarigione a livello dell’Anima è garantita”.